LE TORTE DEL DOLORE

I Paincakes sono quattro ragazzi, più o meno udinesi, che nella loro pagina Instagram si autodefiniscono “retro-avanguardisti cannabinoidi”. In breve sono dei grezzi che hanno palesemente ascoltato troppo garage & surf-rock nella loro adolescenza (tutt’ora in corso).
Dopo due pezzi registrati in qualità ultra-lo-fi hanno deciso di pubblicare un ep, che invece è solo lo-fi, e si chiama Broken Glass.
Il loro sound è la definizione di leggerezza: pezzi orecchiabili con chitarre perennemente in clean, voci un filo distorte che intonano in un inglese ingenuo storie di vita udinese che è californiana.
A noi sono piaciuti e abbiamo deciso di fargli qualche domanda davanti a un kebab.

I: Come siete nati? Come avete deciso di mettere su una band?

[Francesco Giacomello, batteria]
Tutti noi 4 suonavamo la chitarra alle varie feste che facevamo tra di noi e sto qua [Tommaso] voleva essere più sfigato di quanto non è già. Quindi ha deciso di suonare il basso e in pratica un giorno, a casissimo, abbiamo detto “Boh ma siccome tutti noi 4 suoniamo – io sapevo più o meno suonare la batteria – perché non suoniamo insieme?” e da lì abbiamo iniziato. Poi a una certa uno metteva delle idee e così sono nate le canzoni, quindi un po’ a caso insomma.

I: Raccontateci la genesi del broken glass ep: come sono nati i pezzi?

[Tommaso Tess, basso]
Broken Glass ep è come l’insieme di questo anno e mezzo o due di prove, in cui bene o male sono venuti fuori giri di accordi fighi e canzonette. I testi sono praticamente a caso, scritti in classe o venuti in mente dal nulla durante le prove.

[Francesco G.]
Anche perché a una certa avevamo bisogno di testi e quindi ci siamo messi lì attorno a un tavolino.

[Tommaso]
Però bene o male tutte cose in cui ci rivediamo o parlano delle cose che facciamo. Ad esempio Frisbee: d’estate ci siamo divertiti a lanciare il frisbee dappertutto e così è nata la canzone.
Throwin’ up Yellow Stuff, parla di lui [Francesco] che fuori dall’ Astoria ha sboccato giallo perché si è ubriacato. È diventata la storia tipica di quando il sabato sera vuoi uscire e dici “boh stasera mi disfo, no dai, stasera non mi disfo” e finisci a sboccare fuori dall’ Astoria nel tombino dove ci stanno le biciclette. Insomma è il riassunto di quelle serate, diciamo che era il bar del cuore dopo le 10 di sera.
Cristina invece, può sembrare la tipica storia d’amore con una tipa che ti piace però tu sei brutto e lei ti rifiuta. In realtà Cristina è una gomma da cancellare che lui [Francesco G.] in classe ha ingoiato.

[Francesco G.]
Stavo giocando con questa gomma, col pollice e l’indice. Mi parte, mi finisce in gola. Non sapevo che cazzo fare e allora l’ho ingoiata. Dopo l’ho cagata e l’ho tirata fuori dalla merda.

[Enrico Visintini, voce e chitarra ritmica]
Dovevamo darle un nome e a caso ed è uscito Cristina.

Da sinistra: Tommaso, Cristina.
Francesco G.

I: Raccontateci un po’ che musica ascoltate.

[Tommaso]
Principalmente ascolto garage rock anni 60, da lì ho scoperto tutta questa scena che c’è ora negli USA, Ty Segall, Thee Oh Sees. Poi King Gizzard [and the Lizard Wizard], shoegaze a volte.
L’unica roba che ci accomuna e da cui abbiamo preso spunto per suonare è questa scena surf rock/punk australiana. Scazzo totale, non sanno suonare. Sentendo sta roba ci è venuta voglia.

[Francesco Bianchini, chitarra solista e cori]
Progressive, psichedelia, cantautorato italiano tipo De Andrè, Guccini, Bennato… principalmente Pink Floyd, Led zeppelin, Doors, Red Hot Chilli Peppers che però non ascolto più tanto, sono un po’ scarsetti come assoli.

[Enrico V.]
Ascolto un po’di tutto, non ascolto qualcosa di mirato. Ho iniziato con la roba che si teneva mia sorella nell’mp3 tipo Katy Perry, poi il rock anni 70. Poi le cose che ha detto il buon Tess, Mac Demarco che non può non essere nominato. Basta che non sia italiano [risata] in realtà anche qualcosa di italiano, Mirko e il cane che però è più cantautore che indie.

[Francesco G.]
Bene o male ascolto qualsiasi roba che mi piaccia. Di roba classica il mio idolo è Bruce Springsteen. In realtà ascolto anche roba tipo cantautori e indie italiano, Eugenio in Via Di Gioia, Willie Peyote.

I: Insomma ascoltate circa la musica che magari si ascoltavano i vostri genitori, Led Zeppelin, Pink Floyd…

[Tommaso]
Mh, io no perché a mio papà stavano un po’ sulle palle quelle robe.

[Enrico V.]
Se intendiamo i genitori in generale sì, nel particolare no perché i miei ascoltavano i Pooh e sinceramente non vorrei essere etichettato come quello che ascolta i Pooh.

Enrico ascolta i Pooh

I: Vi sentite parte di una scena, di una qualche realtà?

[tutti]
Sinceramente no/ non molto

[Enrico V.]
Come genere che facciamo, a Udine ci sono giovani che suonano magari suonano anche cose più difficili rispetto alle nostre, ma non suonano quello che suoniamo noi.

[Francesco B.]
Io conosco solo voi [Baklava Tsunami], e i Royl’ Phamelie. Magari andando di moda la trap è anche lecita come cosa.

[Francesco G.]
Noi non abbiamo mai suonato e quindi secondo me inizieremo ad entrare nel giro di gruppi che suonano a Udine quando inizieremo a suonare da qualche parte. In generale come artisti non solo musicali a Udine è pieno, però una cosa che mi hanno raccontato e che non esiste più a Udine è Pagella Rock, era figa e tra gruppi si legava un sacco e tutti si conoscevano. Per noi questa cosa non c’è

A Francesco B. il kebab è piaciuto

I: Volete lasciarci con un saluto o una frase?

[Francesco G.]
La nostra parola è scopaz [letto shcopaz]. Praticamente c’era questa prof che si chiamava Scopaz che era un po’ schizzata e rompipalle. Poi un giorno eravamo a Lignano in pedalò e ci è partita la gasatura a livelli universali. Quando sei agitatissimo e ti viene voglia di spaccare tutto lì parte la scopaz. La nostra prima canzone è dedicata alla Scopaz però non l’abbiamo pubblicata. Si fa solo live.

[Tommaso]
E ha ben due accordi.

Tommaso ha ben due accordi

~Jolla Biafra, foto di Karen Novotny

 

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