sUi MuRi Di uDiNe È SucCeSsO Un CaSiNo

Risale al maggio dello scorso anno l’ideazione del progetto “Città della Poesia”, primo rilevante tentativo di produrre “street art” in centro città. Tale iniziativa si deve a Simone Mestroni, definito da Udinetoday “un giovane disoccupato di via Riccardo, appassionato di letteratura e poesia”. (http://www.udinetoday.it/cronaca/facciate-colorate-edicole-negozi-volti-poeti-udine.html; http://www.udinetoday.it/cronaca/udine-citta-poesia-sogno-volti-aforismi-mestroni.html)

Durante l’estate, le saracinesche delle vie del centro, e poco a poco anche quelle dei quartieri periferici, hanno iniziato a popolarsi di ritratti di poeti, romanzieri, musicisti, allegati spesso e volentieri ad estemporanee citazioni: sono comparsi i volti di Giorgio Gaber, Marina Cvetaeva, Jacques Prévert, Louis Ferdinand Céline, Pier Paolo Pasolini. Una rapida scorsa ai risultati offerti da qualunque motore di ricerca alla voce “Simone Mestroni” basta e avanza per spiegarsi le perplessità sorte a una rilettura più attenta di questo breve ma composito elenco. Simone Mestroni è stato Segretario regionale di Forza Nuova-Friuli Venezia Giulia fino al 17 agosto 2016, data del subentro di Denis Conte, e Coordinatore provinciale FN per il territorio di Udine fino al 16 novembre 2016, poi sostituito da Federico Corso.


Consapevoli di ciò, ci sembra necessario aprire un dibattito su “Città della Poesia” e su cosa questo progetto rappresenta; la riflessione si muoverà attraverso l’analisi e il commento di alcune dichiarazioni di Mestroni.

«Ed è per questo motivo, che ho deciso di pubblicare i miei versi in strada, scrivendoli spesso sopra muri già imbrattati, che recupero ri-tinteggiandoli e scrivendoci sopra delle poesie, in modo tale da tenere lontani gli imbrattatori» (IlGiornaleOff, 07/09/2018)

Sorge spontaneo chiedersi come sia possibile sostenere di fare cultura di strada e al contempo parlare di “imbrattatori”: porre una barriera estetica tra il proprio lavoro di “street artist” e quello dei graffiti altrui denota la completa inconsapevolezza del peso politico del concetto di “cultura di strada”, nonché la profonda ignoranza del peso artistico e culturale di fenomeni quali muralismo, graffitismo, street e tag art.

«In ogni caso, il mio intento è fare cultura antiborghese e alternativa: diffondere il sapere grazie ai muri anziché andare a cercarlo nei programmi ministeriali.» (Ilpais, 12/09/2018)

Questa “cultura antiborghese e alternativa”, tanto apprezzata dai commercianti del centro e dai politici illuminati di questa città, si rivela invece profondamente borghese, travisa il significato storico e politico della vera street art e strizza l’occhio alla cosiddetta “lotta al degrado”.

«Porto avanti una riscoperta dell’Europa letteraria, in un tempo di esterofilia dovuta alla perdita di consapevolezza della nostra identità» (Ilpais, 12/09/2018)

Così dunque si spiegano i ritratti di Céline e Marinetti, rispettivamente in Piazza San Giacomo e a Brescia: Il primo, noto antisemita autore di ottimi romanzi ma anche di tre pamphlet pubblicati fra il 1937 e il 1941 (“Bagatelle per un massacro”, “La scuola dei cadaveri” “Le belle rogne”) nei quali dichiarava che “gli ebrei sono i nemici innati dell’emotività ariana”; il secondo, fondatore del movimento futurista ma anche fascista della prima ora e militante dei Fasci di Combattimento, firmatario del Manifesto degli Intellettuali Fascisti, membro dell’Accademia d’Italia dal 1929 e difensore della lingua italiana contro, appunto, la dilagante “esterofilia”.

Ogniqualvolta si cita un autore/artista/poeta slegandolo dal suo contesto d’origine si compie una grave mancanza di onestà intellettuale, pratica necessaria quando si intende fare e trasmettere cultura. Céline e Marinetti sono state personalità indubbiamente significative nel processo letterario europeo del Novecento e proprio per questo non è possibile discostarli dalla dimensione xenofoba, razzista e fascista di cui si sono fatti portavoce.

«In questo caso la logica è quella di dimostrare che “Città della Poesia”, impersonificata in Simone Mestroni, non ha vincoli culturali dettati da appartenenze ideologiche, ma abbraccia tutto quello che riguarda la letteratura, e con orgoglio aggiunto se di questo paese.» (Città della Poesia, facebook, 12/10/2018)

Ancora una volta è necessario schierarsi contro una lettura priva di “vincoli culturali” e “appartenenze ideologiche”. E lo è ancora di più se consideriamo un autore come Pasolini, del quale non si possono dimenticare la militanza politica e il profondo antifascismo. L’indebita appropriazione che le forze politiche di estrema destra hanno fatto del suo nome (e, insieme al suo, di quello di molti altri) è tanto vergognosa quanto ignorante: a questa linea ci sentiamo di ascrivere anche il suo ritratto ad opera di Mestroni.

«Support white Europe»

Scrive Mestroni come descrizione a una foto del cappello della Croazia, in vista della finale mondiale (Pias Eam, 15 luglio 2018).

«È un’atroce forma di disperazione e di nevrosi che spinge un giovane a una simile scelta»

Scrive Pasolini a proposito dei giovani che diventano fascisti. E lo scrive sul Corriere della Sera, in un articolo che sarà poi raccolto in Scritti corsari, il volume che più di tutti è stato vittima di riappropriazioni, decontestualizzazioni e travisamenti politici e mediatici.
La letteratura non è mai stata e mai sarà romanticamente super partes: la concezione alta e antimoderna della cultura, alimentata da gesti e dichiarazioni come queste qui esposte, non fa che conservare le differenze sociali già presenti, pur dichiarando di volerle combattere.

È necessario schierarsi contro simili dinamiche di appropriazione, che fanno della street art, forma di libera espressione non istituzionalizzata e fondata sui valori del riscatto sociale, dell’espressione della minoranza e del rifiuto dell’estetica borghese, un gradevole ninnolo per gli occhi di turisti e cittadini perbene. È necessario affrontare la letteratura, l’arte e la poesia con la solida e documentata cognizione della coscienza storica ed estetica che le ha determinate. Leggere bene Pasolini, oggi, come anche Marinetti, Céline, Cvetaeva, è rifiutare l’operato di Mestroni.

Per chi voglia capirne di più e non limitarsi a insultarci su facebook:https://www.wumingfoundation.com/giap/2018/02/pasolini-antifascismo/ https://www.vice.com/it/article/pawpyb/icone-sinistra-rubate-destra-rosso bruni-italiani

Ps: citazioni a caso di Pasolini tipo “il fascismo degli antifascisti” non valgono. No, nemmeno quelle di Flaiano.


~ testo Lisyerte / nibaru

~ fotografie Kebabras

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