Uniti per il futuro, intervista a Fridays For Future Udine

Fridays For Future è un movimento che non ha bisogno di essere descritto, approdato a Udine l’8 febbraio 2019 con un sit-in, la prima assemblea pubblica è stata convocata il 1° Marzo. Ad oggi ha organizzato 2 scioperi, mobilitando moltissimi studenti e studentesse di Udine e provincia: il 15 marzo (con circa 3500 persone), il 24 maggio (con circa 1500), e ne sta preparando un altro per il 27 settembre. Ogni venerdì, come in moltissime altre piazze del mondo, gli attivisti e le attiviste si ritrovano in Piazza Libertà o Matteotti per presidiarla con un sit-in. Fridays For Future è indubbiamente il movimento studentesco più attivo in città, e vale lo stesso per la regione .
Incontro alcuni membri del gruppo, Carolin (16) Giulia (15) Marco (14) Mina (15) e Giulio (26), studentesse e studenti di scuole differenti; Sono arrivata con un po’ di ritardo, dobbiamo sbrigarci, più tardi avranno assemblea.

La prima domanda è facile, che cosa significa per voi far parte di Fridays For Future?

Giulio: Se ti rispondiamo prima sarcasticamente e poi ti diamo la vera risposta è un problema?

Sono seduta nel salottino di Giulio, circondata da ragazze e ragazzi molto giovani. La sensazione pacifica e amichevole del sentirmi accolta si somma a uno strano senso di disagio per la consapevolezza di essere circondata da persone in gran parte più giovani di me e, in certa misura, molto più preparate.

Mina: Per me FFF è stato principalmente uno sfogo, ho sempre pensato ai problemi del cambiamento climatico, soprattutto grazie ad un’insegnante delle medie che mi ha trasmesso questa passione. Informandomi, col passare del tempo, la passione e l’interesse sono diventati preoccupazione, ecco perché sono entrata in FFF: quando ho avuto la possibilità di entrare ho capito molte più cose, non solo riguardo alle questioni ambientali, ma anche politiche. FFF mi insegna moltissime cose e mi sento capace di far del bene per gli altri e per l’ambiente, è supersuperbello.

Carolin: Allora, FFF per me è tipo una famiglia, con tutti i pregi e i difetti che le appartengono, con i litigi e le incomprensioni. Però ti senti a casa, sempre, non solo in assemblea o in piazza, pure quando sei a dormire sul pavimento di un auditorium e fuori c’è gente che ruba le auto. Sì sì, ci è successo davvero a un’assemblea nazionale…Insomma, per me FFF è sentirsi a casa.

In un momento storico come questo pare ci sia sempre meno interesse per la politica, e ancor meno interesse per le manifestazioni di piazza. Perché nonostante ciò FFF riesce a mobilitare numeri così grandi secondo voi?

Mina: Perché il tema ambiente riguarda tutti, che lo si voglia o meno. Facciamo tutti parte di questo pianeta e, anche se continuiamo a negare questa realtà, non si scappa…

Marco: Perché riusciamo a coinvolgere i giovani molto più di certi leader politici che nemmeno sono in grado di attuare progetti per la nostra generazione, che nemmeno percepiscono le problematiche che noi ci troveremo a dover affrontare. E siccome questa cosa noi la percepiamo sulla nostra pelle, questo ci porta a partecipare, a mobilitarci. Una generazione che non interessa alla politica e che dunque schifa la politica scende in piazza perché cerca altri modi e altri spazi di espressione.

State anticipando alcune domande che vi farò più avanti, bene. Quindi, secondo voi, le nuove generazioni sentono il bisogno di essere rappresentate, di far parte di qualcosa?

Marco: Certo, perché sentono i problemi reali molto più dei politici. Sentiamo il bisogno di far parte di qualcosa, di legarci, e abbiamo una gran voglia di farlo.

Mina: E di certo una delle cause di questo distaccamento è la dimensione politica che è così vecchia. Non ci sono giovani in politica! E con giovani non intendo giovani in senso anagrafico, alla fine pure Salvini e Di Maio sono “giovani”. Con giovani intendo consapevoli delle problematiche contemporanee, interessati alle nostre esigenze e alla nostra generazione.

Giulio: Un’ altra cosa da tener presente è che questo nostro gruppo ha assunto una posizione e ha un approccio diverso rispetto a tutti i movimenti ambientalisti che l’hanno preceduto. Alla fine, i movimenti ambientalisti sono 40 anni che esistono, no? Perché stavolta sta andando così bene? Perché siamo partiti dal basso, in modo meno presuntuoso…L’ambientalismo, fino ad oggi, è sempre stato qualcosa per l’elite, ed è per quello che ritengo abbia sempre fallito finora.

Marco: Vi ho già detto che io non ci definirei un “movimento ambientalista”, noi non siamo “per l’ambiente”, noi non vogliamo estinguerci e credo sia una cosa molto diversa. Dire che siamo per l’ambiente è riduttivo, per quello mi secca che veniamo accostati alle associazioni e ai movimenti ambientalisti attivi fino ad oggi.

Giulio: Si Marco, ma non è una cosa che si può dire questa.

Giulia: Ma noi la diciamo dagli inizi e la diciamo in continuazione.

Giulio: Certo, ma dirlo implicitamente è un conto, dirlo esplicitamente è ben altra cosa. Se dicessimo “NOI FACCIAMO QUESTO PER LA SOPRAVVIVENZA” bella, bravi scemi! A chi dice che siete dei cazzari che saltano la scuola non possiamo mica rispondere così, a chi ci critica quando parliamo di estinzione e di sopravvivenza, sarebbe bello se almeno qualche volta scattasse un minimo di compassione, ma spesso non scatta nemmeno quella.

FFF nasce come un movimento giovanile all’interno di una generazione, appunto, che viene spesso definita pigra, poco reattiva, oppure“choosy”. Partiamo dalla considerazione che la dimensione giovanile, almeno qui in Italia non ha più grande forza mediatica dai tempi della Pantera negli anni’90, e da quelli delle occupazioni e manifestazioni studentesche precedenti al 2010. Quanto peso ha la vostra giovane età nel vostro fare politica? Nel vostro essere ascoltati, considerati, reputati abbastanza preparati e maturi per sostenere un dibattito con una realtà politica adulta e dove vige la gerontocrazia?

Giulio: Beh, falla a loro questa domanda, perché io sono esattamente parte di quella fascia d’età papabile per accedere alla politica gerontocratica di cui parli.

E “dall’alto” dei suoi 26 anni, sorriso colpevole, Giulio si alza e va a prepararci un caffè per lasciare spazio ai più giovani.

Giulia: Nel momento in cui ad esempio ci troviamo in Consiglio Comunale è chiaro che è difficile per noi, ovviamente un adulto tende a vederci come delle ragazzine e dei ragazzini, nulla di più. Nel momento in cui invece vogliamo fare azioni forti, manifestazioni e sit-in, sappiamo benissimo che non arriveremo mai ai politici e infatti il nostro obiettivo non è quello, vogliamo arrivare, se si può dire, alla “gente comune”, vogliamo prima di tutto sensibilizzare l’opinione pubblica. In questo caso la nostra giovane età diviene quasi un punto di forza.

Mina: E per tornare all’accusa dell’essere “pigri” o a chi ci dice che scioperiamo solo per non andare a scuola, credo che il problema sia fondamentalmente da attribuire alla società: ci hanno educati alla pigrizia e al silenzio, ma se alziamo la voce siamo solo ragazzi, ci dicono che siamo il futuro e che c’è bisogno della nostra partecipazione, ma ci rendono difficilissimo organizzarci. Siamo strettissimi per far qualunque cosa, non hai idea della quantità di documenti che servono per organizzare uno sciopero, non hai idea del tempo e dello sforzo che richiede questa cosa. E questa burocrazia ci sta strettissima. Se facessimo qualcosa di più “clandestino” come dire: senza permessi, non si sa quando, poca pubblicità, ci presentassimo ad occupare una piazza, perché veramente ci teniamo a far qualcosa…

Marco: Ecco, così arriva la Digos e ci fa storie…

Giulio: Ragazzi, non siete neanche perseguibili, state zitti, state solo zitti…

Torna fra le risate al momento giusto, ma il caffè non è ancora salito.

Mina: Si vero, ma ecco che quei “giovani che fanno gli ambientalisti” diventano “vandali o fricchettoni che si fumano le canne e occupano le piazze senza il permesso”. Cioè, come dire, per andare avanti purtroppo non possiamo fare ciò che vogliamo. E non è così facile.

Carolin: È frustrante, nel senso che comunque per far qualcosa ci vuole un sacco di tempo. Per organizzare uno sciopero ci vuole almeno un mese, e il più delle volte è un mese di merda.

Mina: Si parte con un sacco di adrenalina e voglia di fare e poi ci si scontra con una valanga di carte, permessi, richieste, telefonate. Una perde la voglia, e poi arriva al giorno dello sciopero e dice “e ora?” “quante cose devo recuperare?”.

Carolin: Mia madre mi odia 5 giorni prima dello sciopero.

Mina: C’è anche bisogno di un cambiamento nella scuola! Preferirei la scuola fosse un ambiente meno schematico, preferirei avessimo più scelta, sarebbe bello parlare di politica in classe. Non dovrebbero esistere questi idioti concorsi per gli insegnanti che cambiano annualmente, ottengono i loro posti secondo criteri assurdi che non conosco. Un insegnante dovrebbe essere assunto attraverso un colloquio che dimostri quanto è informato, quanto è adatto al ruolo che dovrà ricoprire, quanto è sensibile nei confronti delle questioni della contemporaneità e, perché no, anche della questione ambientale. La scuola deve creare interesse!

So che all’interno del vostro gruppo ci sono molte realtà differenti, quali sono i punti di forza e quali le debolezze di un gruppo del genere?

Giulia: I punti di forza sono indubbiamente grinta, energia, varietà, diversità, la capacità che abbiamo di coinvolgere le persone.

Marco: Una debolezza evidente è che ognuno cerca di fare il suo interesse, nel nostro gruppo ci sono orientamenti politici diversi, a volte anche gli interessi personali fanno la loro parte.

Giulio: Detta così sembra che FFF sia terreno di scontri politici e partitici, ma non è propriamente così, siamo veramente apartitici. Pur essendo un gruppo molto ampio e con almeno 4 orientamenti politici diversi, in assemblea quando si discute non lo si fa mai per questioni politiche. Tendiamo a considerare la posizione di tutti e se c’è da discutere lo si fa quando emergono posizioni egemoniche, quando la parola di qualcuno sembra farsi valere più di quella di altri. Cerchiamo davvero di essere il meno gerarchici possibile e, anche se ce la tiriamo con la questione della “parità”, in effetti a volte è difficile in un gruppo come il nostro che ha al suo interno persone di tutte le età e di svariati orientamenti politici. Insomma, i problemi sono sempre i soliti, quelli di amalgama tra le persone.

Mina: Quello che condividiamo è più forte di quello che ci divide e questo è il bello, abbiamo uno scopo…

Carolin: Esatto, forse un nostro punto di forza è anche quello di saperci ascoltare e, la maggior parte delle volte, saper agire.

Come si entra in FFF?

Marco: Come NON si entra!
Carolin: Il numero di Giulia tappezza tutte le vie di Udine!
Marco: Abbiamo una pagina Facebook, una pagina Instagram, millemila volantini, in carta riciclata ovviamente, tappezzano la città!
Giulio: Anche se conta un sacco pure il passaparola…
Mina: Facciamo molte assemblee organizzative in cui discutiamo prevalentemente questioni logistiche, e poi le assemblee aperte dove ci confrontiamo più liberamente, organizziamo eventi…

Per un movimento come il vostro è essenziale essere apartitici eppure una critica che spesso vi viene fatta è quella di essere anche apolitici.

Carolin: Non siamo apolitici. Noi ci occupiamo di politica nel momento in cui ci occupiamo di ambiente. Che lo si voglia o no con l’associazionismo si fa politica, con la vita di tutti i giorni si fa politica. Se fossimo sul serio apolitici non varremmo niente.

Giulio: La questione è interna e fa parte della nostra conformazione, per farla breve, è un casino. Se io adesso ti dicessi la nostra linea politica è…-e parlo solo di FFFUdine, sia chiaro-…non te lo saprei dire. Perché siamo tanti e diversi ed è davvero difficile trovare una sintesi.

Marco: io la so la sintesi! Siamo canapisti, comunisti, liberali, social-liberali, social-democratici, socialisti, anarchici! Siamo no-vax/si-vax/parecchio vax, siamo notav/un po’tav/neanche un millimetro di tav.

Siete no grandi navi/si grandi navi/si tantissime navi grandissime?

E qui le risate iniziate all’ultima uscita di Marco si fanno ancora più forti.

Mina: No no no siamo tutte e tutti NO GRANDI NAVI.
Giulio: Che ideona che mi hai dato, però! D’ora in poi incentreremo tutta la nostra politica sulle grandi navi! È che a Udine non c’è il mare né la laguna…

Poco importa, ci sono le rogge…A proposito, parliamo di quanto è successo a Venezia con l’occupazione del redcarpet: attiviste e attivisti del tutto pacifici vengono circondati da un cordone della polizia e viene impedito loro di ricevere rifornimenti e acqua per delle ore afosissime sotto il sole cocente. Nel mentre altre 3 grandi navi entrano in laguna…

Mina: Esattamente, qui parliamo di autorità. Qui a Udine trasgredendo perderemmo una buona parte dell’impatto che abbiamo, preferiamo mantenere un’immagine pubblica che sia la migliore possibile, per avere un impatto che sia persistente.

Giulio: Anche perché una battaglia come quella che sosteniamo o viene assorbita a livello sociale oppure non si va da nessuna parte. Il nostro obiettivo è farci sentire da quante più persone possibile e questo significa, a volte, dover fare dei compromessi. Dover scendere a patti, stare ai tempi e alle regole della burocrazia. Per quello che sosteniamo e per come lo sosteniamo dobbiamo essere inattaccabili.

Sono molte le inutili e vuote polemiche scagliate contro Greta Thunberg, riguardo a come lei in realtà sia semplicemente uno strumentino manipolabile nelle mani del potente di turno. Per un movimento forte come il vostro, che ormai occupa i notiziari, i giornali, la rete, quanto è alto il rischio di essere assorbiti e sfruttati per qualche campagna politica/pubblicitaria?

Carolin: È altissimo, ma siamo bravi ad evitarlo.
Giulio: A livello locale alle manifestazioni non si portano bandiere di partito. Nonostante il microfono aperto non facciamo parlare nessun membro o rappresentante di partito. A livello nazionale, per questioni logistiche e organizzative oramai ci appoggiamo alla CGIL, il che personalmente non mi fa felice. In altri paesi ha assolutamente senso appoggiarsi ai sindacati, in Italia meno, sia per questioni politiche, per ovvie divergenze, che per un’insita bigotteria dei sindacati. Sta di fatto che noi accusiamo chi ci attacca di essere strumentalizzati e loro, di risposta, fanno lo stesso con noi. È un continuo tira e molla per niente divertente. Cioè, non è che se Alexandria Ocasio-Cortez ti fa il super endorsement qualcuno rompe le scatole. Qui da noi sì, per qualunque cosa.

Greenwashing, (termine usato per descrivere il comportamento di alcune aziende che associano la propria immagine alle tematiche “green” per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalle responsabilità derivanti dall’inquinamento causato dalle proprie attività produttive) parlatemene. Come evitarlo?

Carolin: Stare attenti, essere informati. Ci sta la transizione del sistema eh, ma non deve mascherare la realtà dei fatti. Bisogna saper distinguere la realtà dalla falsa realtà.

Giulio: E anche ciò che è necessario da ciò che non lo è. La verità è che per fare ciò che vogliamo fare serviranno un sacco di soldi, non si organizza una transizione economica ed industriale dal nulla. Quindi la cosa è, ci possiamo vendere? No, perché non dobbiamo essere attaccabili. E quindi come ci poniamo? Francamente dirtelo è difficilissimo.

Marco: Adesso vi racconto ‘sta storia a proposito del “chi vi paga”. L’altro giorno facevo volantinaggio e un tipo mi fa, tutto arcigno: “Ma e voi?! Chi vi paga??” e io gli ho risposto: “Soros!”. C’è rimasto proprio male, poveretto. Dico, magari ci pagasse Soros!

Passiamo a qualcosa di più didascalico, cosa può fare una persona italiana-europea per diminuire il suo impatto ambientale?

Giulio: Non parlate di auto elettriche, vi avviso.

Mentre Giulio porta finalmente il caffè in tavola, i 5 si scambiano risate complici, io non capisco, domando:

Perché?

Carolin: Perché è una cagata, è greenwashing.

Marco: Torniamo alle cose serie: cercare di ridurre in tutti i modi i consumi, comprare sfuso…

Carolin: Fare attenzione a shampoo, bagnoschiuma, detersivi, considerare, dove possibile, l’auto-produzione. Ovviamente differenziare e fare attenzione all’uso di acqua, gas, luce. Muoversi con i mezzi pubblici o in bici quando possibile, mangiare meno carne…Stare attenti a cosa si compra…

Mina: Lo Stato deve cambiare per poter dare la possibilità anche alle persone di cambiare. Le azioni quotidiane sono comunque importanti, sembrano piccole e insignificanti ma non è così.
Ad esempio, il consumo di carne. Sappiamo tutti quanto sfruttamento e quanto spreco comporta l’industria della carne, se globalmente si riducesse il consumo di carne si provocherebbe un decisivo cambiamento di rotta anche da parte delle multinazionali.  Anche perché si stima che il 40% di quello che troviamo quotidianamente nei supermercati ogni giorno venga buttato via.

Per rimanere in tema: in un mercato in cui comprare cibo a km 0 e vestirsi in modo sostenibile è così dispendioso, non vi pare che uno stile di vita cosiddetto “green” possa essere solo appannaggio di chi se lo può permettere?

Marco: Decisamente sì, noi siamo privilegiati a poterlo fare.

Carolin: Dipende anche qui dalle proprie scelte, ognuno poi deve muoversi secondo le sue possibilità. Basta comprare di meno, parliamo del vestiario: rinunciare ai nuovi acquisti per ogni stagione è già un ottimo passo avanti, non abbiamo mica bisogno di avere l’armadio pieno! Aspettare che un paio di scarpe siano veramente consumate per acquistarne di nuove, comprare all’usato. E, se possibile, comprare capi etici che è vero, sono costosi, ma se ne compra uno con la certezza che è fatto bene e durerà. Ognuno dovrebbe applicarsi per fare ciò che può, secondo le sue possibilità.

Giulio: E oltretutto il sistema economico funziona ad ingranaggi, più persone inizieranno a fare queste scelte, più ci sarà offerta; più ci sarà offerta, più ci sarà produzione; più ci sarà produzione, più i prezzi si abbasseranno e più persone potranno accedere a questo mercato.

Marco: Per tornare al discorso di prima, a parer mio, dal green washing si può tirar fuori anche qualcosa di buono, anche se ciò non toglie che le grandi multinazionali lo usano solo a scopo propagandistico e ciò va assolutamente combattuto. Può in minima parte servire a sensibilizzare l’opinione pubblica. Non lo so, non ti sei mai interessato alla questione ambientale, vai al McDonald (che ha tolto le cannucce di plastica ancor prima dell’approvazione della Direttiva europea plastic-free) e non ti viene data la cannuccia. Ti chiedi perché. Vai a scuola o all’Università e alle macchinette trovi la bottiglietta compostabile di tè San Benedetto, inizi a pensarci. Chiaro, ciò non toglie che il McDonald abbia politiche tremende, difatti se sei informato al McDonald non ci vai, ma magari chi non è informato inizia a farsi qualche domanda.
E dovrebbero esserci degli sgravi fiscali per chi fa cose del genere.

Giulio: Esattamente, si tratta di mettere in moto quella modalità produttiva di cui parlavo prima, perché poi si arriva a una soglia per cui, anche solo per imitazione, la gente acquista in massa. Per facilitare l’inizio di questa transizione dovrebbe intervenire lo Stato. Quindi sgravi fiscali, sovvenzioni, tassazioni all’opposto, come abbiamo visto su bibite, merendine, viaggi in aereo…

Marco: Insomma ci vuole un intervento da parte dei politici, ad esempio il Ministro dell’Istruzione ha fatto una cosa bella! Ha mandato una circolare a tutte le scuole consigliando ai presidi di giustificare ai ragazzi l’assenza per lo sciopero del 27.

Ma agire personalmente in modo “green” in un mercato che è ancora restio ad abbandonare il suo impianto capitalistico e a convertirsi al rinnovabile non vi sembra poco equo? Come dire: la responsabilità viene attribuita completamente al cittadino, mentre il mercato, l’industria e l’intero sistema economico vengono deresponsabilizzati.

Giulia: Ma infatti non è colpa del cittadino per come vanno le cose, e non è sua la responsabilità. La responsabilità della situazione in cui ci troviamo è indubbiamente politica e la risposta a questa situazione è anch’essa politica.

Giulio: Le aziende vanno dove va il mercato e questo è appurato, ma se le nazioni, a livello pubblico, non propongono politiche a favore dell’ambiente soprattutto attraverso la regolamentazione del mercato, non si va da nessuna parte. Perché hai aziende che fatturano davvero tantissimi miliardi l’anno -quelle che ad oggi fatturano di più son sempre petrolifere per intenderci- ed è chiaro che con gli enormi capitali che hanno possono investire parecchio. Quanto è paradossale che un’azienda petrolifera investa sul plastic-free? Eppure sta succedendo…Poi, se dicessi che è il mercato a influenzare la politica più di quanto la politica influenzi il mercato? E oltretutto, non deresponsabilizziamo così tanto il cittadino, non siamo succubi, veniamo da sessant’anni di idiozia totale.

Mina: La maggior parte delle persone si sono accontentate di quanto era più comodo e più accessibile, senza nemmeno porsi il problema di acquistare in un modo un minimo più responsabile. Fino ad oggi che, come ha detto Giulio prima, l’ambientalismo ha cambiato completamente pubblico e dimensione. Greta Thunberg ha fatto scalpore, viene criticata su ogni versante, anche stamattina leggevo commenti assurdi al suo discorso al vertice ONU sul clima, si permettono di dire che sta facendo “scenate”. Cioè SCENATE, capisci?

Giulio: E certamente il fatto che sia una ragazza non aiuta. Se fosse un ragazzo le critiche sarebbero completamente diverse, anche se non sarebbe comunque facile dato che si tratta di una giovane che rimprovera gli adulti.
Mina: per non parlare di quanto venga strumentalizzata la sua sindrome di Asperger…

Ho affrontato più o meno tutte le questioni che volevo trattare, passiamo a qualcosa di più pratico: quali campagne sostiene FFF ultimamente sul piano nazionale? E nella nostra regione?

Giulia: Sul piano nazionale ultimamente ci stiamo muovendo contro il metanodotto in Sardegna, in collaborazione con FFF Sassari. Sappiamo che in Sardegna verrà costruito un impianto per il trasporto del metano che sarà una dorsale sottomarina di 600km di tubi, chiaramente un’azione del genere è problematica perché rallenterà di parecchi anni la transizione al rinnovabile. Attualmente FFF Sassari si sta muovendo con campagne social, flash mob e mobilitazioni. In regione ci stiamo muovendo per far dichiarare l’emergenza climatica in ogni città della provincia coperta da un FFF per lo meno, quindi Trieste, Pordenone, Udine naturalmente. È stata dichiarata a San Giovanni al Natisone, ci stiamo provando a Fiumicello e a Cervignano. Stiamo raccogliendo firme in città e in regione perché l’emergenza climatica venga dichiarata anche a livello regionale. Per ora collaboriamo con FFF Sassari e anche con FFF Treviso.

E cosa significa dichiarare emergenza climatica?

Giulio: Dunque, è un impegno politico formale ma vago, approvato dagli organi di governo, a partire da quelli locali, e quindi dal Consiglio Comunale, fino al Parlamento nazionale. Si condivide l’impegno a ridurre le emissioni di un tot. entro il 2050, che è bellissimo, dirai, ma ce ne sono minimo altre 5 di giunte tra qui e il 2050. Tra l’altro non è nemmeno vincolante. Insomma è una bellissima dichiarazione d’intenti che si può rendere un pochino più efficace allegandoci un elenco di azioni concrete da svolgere secondo determinate modalità in modo più specifico possibile. A San Giovanni hanno abolito la plastica ma in sé il testo della mozione non era così vincolante.

Giulia: però è un punto di partenza, e il fatto che siamo noi a promuoverlo è rilevante e dà rilevanza anche al nostro gruppo.

Udine quali politiche ambientali sta adottando? Quali dovrebbe adottare? Raccontateci la nostra situazione.

Carolin: Innanzitutto come è possibile che a Friuli Doc ci sia ancora così tanta plastica?

Giulia: La differenziata, non il porta-a-porta. Il porta a porta dovrebbe teoricamente ridurre i costi, ma non è così, anzi. La differenziata funziona bene ed è pratica, i soldi che spenderemmo che il porta-a-porta potrebbero essere usati per scopi migliori, come rendere effettivo il progetto del parco urbano nell’area ex-Bertoli, progetto che abbiamo presentato già a marzo. Rimuovere la plastica da Friuli Doc e da tutti gli eventi pubblici è un altro obiettivo, quest’anno non ci siamo riusciti…

Giulio: Vero, per la differenziata, anche se la situazione è comunque migliorabile, siamo più in alto rispetto alla media nazionale.

Parlatemi di nuovo delle piazze: questi giorni persone da tutto il mondo si sono mobilitate per l’ambiente, Greta ha parlato di 4 milioni di persone, credo sia una delle più grandi mobilitazioni di massa della storia dell’umanità, voi cosa avete in serbo per il 27?

Giulia: Giusto…cosa stiamo preparando per il 27?

Altre risate complici, ma stavolta rido anche io.

Giulia: Allora, abbiamo organizzato un corteo che partirà alle 9, ritrovo alle 8.30 in Piazza Cavedalis. Faremo il giro del centro città, ci fermeremo in piazza Matteotti verso le 11 e lì ci saranno interventi a microfono aperto. Il pomeriggio faremo un’eco-bici critical mass e tenteremo di bloccare il traffico con le biciclette, chiaramente in base al numero di partecipanti…Lo stesso giorno una nostra delegazione sarà presente al Centro Balducci a un convegno sulla sicurezza, avremo un incontro anche con gli studenti delle medie a Conegliano, a Cantine Perlage, e poi la sera ci sarà la proiezione di Antropocene al Cinema Centrale, alle 20.30.

Bella questa cosa che il ministro abbia suggerito di giustificare le assenze di venerdì. Perchè un* student* dovrebbe scendere in piazza con voi, questo venerdì?

Giulia: Meglio perdere un giorno di scuola o i nostri sogni? Perché di questo si parla.
Mina: E oltretutto, che senso ha andare a scuola se poi non avremo un futuro?
Carolin: Meglio perdere un giorno di scuola o estinguersi? Abbiamo 15 mesi per prendere una decisione, poco più di 10 anni prima di subire sulla nostra pelle gli effetti del cambiamento climatico.
Giulio: Lo so, sembrano scadenze buttate lì a caso, ma tra quelli che sparano queste scadenze c’è pure la Nasa.

Ultima domanda: Un libro, un film, una canzone.

Carolin: Libro, Una Rivoluzione ci salverà di Naomi Klein che è stupendo. Canzone, Eugenio in Via di Gioia, qualunque cosa.
Giulia: Film…Interstellar!
Giulio: The Day After Tomorrow, o tutti i documentari di National Geographic.

Bene, dichiaro quest’intervista conclusa e vi ringrazio tanto tanto, direi che ci vediamo in piazza il 27.

Carolin: Macchè il 27, ora vieni ad assemblea con noi.
Giulia: E poi magari pure ad attacchinare un pochino.

Sì, alla fine sono andata con loro.

Qua di seguito piazzo un breve elenco di siti che mi hanno consigliato di seguire per racimolare un po’ di informazioni e colmare le mie lacune:
https://www.nasa.gov/topics/earth/index.html
https://www.ipcc.ch/
http://www.nationalgeographic.it/
https://www.seashepherd.it/
https://www.lescienze.it/argomento/clima/

Qui una bella canzone degli Eugenio in Via di Gioia, come si diceva prima:
https://www.youtube.com/watch?v=CkwnU47TZ1M

Testo: Nibaru/Fotografie, scattate durante le manifestazioni organizzate da FFF a Udine, https://www.facebook.com/pg/FridaysForFutureUd/photos/?ref=page_internal

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