BUONI PROPOSITI PREVENTIVI DALLA UDINE MIGRANTE

Udine, tipico periodo prenatalizio. Quasi tutto pronto per un convegno pubblico sul fine vita in sala Ajace, quand’ecco che un mistico problema tecnico fa saltare il tutto. Il beneamato sindaco, nel frattempo, continua a potare le siepi in zona Stazione, di certo più sereno del direttore di Sereni Orizzonti. Falcetto in una mano – dopo essersi assicurato dell’assenza di martelli mistificatori nei dintorni – solleva con fare ammiccante il pollice dell’altra, di un verde intenso, grazie agli abbaglianti lampioni stradali, finalmente più bassi. Ricetta infallibile: dal cenone del 24 dicembre, dopo i debiti ringraziamenti alla Sacra Cisgender Eteronormata Famiglia, verranno depennati gli antipasti di cinghiate e accoltellamenti, aboliti i contorni di piante sospette ma soprattutto bavaglini tramutati in bavagli per chiunque abbia qualcosa da dire su “cose illegali”. Friulani tutti, sorridete alle salvifiche Forze dell’Ordine che serviranno un piatto unico di indubitabile sicurezza. Ma veniamo al dolce, un delicato millefoglie dagli strati variegati: elezioni poco rassicuranti, situazione ambientale al collasso, guerre turche e diritti umani calpestati, solo alcune delle sfoglie che emergono dalla vischiosa panna della cronaca (inter)nazionale. Ma da cittadini modello del nostro magico capoluogo, ci scoliamo preventivamente un taj di chèl bon, tramortendo le papille gustative per poter dormire, pasciuti e sereni.

Deresponsabilizzazione, voltare la faccia e auspicare l’intervento dell’altro da sé: questa è la via, si vede da dentro, ma forse si vede meglio da fuori. Se molta è la Udine che resta, sbuffa e tace (non tutta, per fortuna, rifuggire da qualsiasi generalizzazione, sempre) parecchia è la Udine che migra. La lontananza in un primo momento è confortante: “Ma allora c’è vita!” ti ripeti soddisfatto, mentre ti scervelli per selezionare un evento nella – fin troppo – ampia rosa di scelte. Conferenze, cineforum e dibattiti piovono dal cielo, locali aperti fino a tarda notte in ogni dove, frequentati da menti altrettanto attive con cui discutere, ridere e, perché no, bere quello spritz che non ha il sapore di casa. Una boccata d’aria fresca, questo è certo, ma presto le foglie si scuotono e si staccano, rivelando quanto il suo ristoro sia effimero e spoglio. Amaramente sferza la consapevolezza: la tua nuova, grande realtà non solo parla, ma anche agisce, o meglio, re-agisce. Al principio ti senti depotenziato e piccolo; risuonano nella testa tutti i discorsi di cambiamento che eri solito fare e che, traslasti ora su tutt’altra scala, paiono vuoti e di dubbia utilità. Gli ideali per cui si battono sono i tuoi stessi, ma l’approccio è totalmente differente. Così si delineano due strade: afflosciarsi o cambiare prospettiva. Capisci che c’è del lavoro da fare, per un’agognata decompressione.

Parti da te, dal proposito balzano di quella sera di Capodanno, quando dal cesso sentisti inneggiare alla passata mezzanotte: più brillo che felice, ti ripromettesti di usare solo due strappi di carta igienica se non in casi strettamente necessari, in barba agli sprechi. Ora, pensandoci, ci ridi su, ma è un piccolo gesto che, se insinuato nel quotidiano, inizia un processo. Non ne vedrai i frutti dall’oggi al domani, probabilmente nessuno verrà a complimentarsi per il tuo operato, ma gli ingranaggi cominceranno ad oliarsi per i passi successivi. Scardinare l’abitudine, senza temere accuse di buonismo: ti informi con più costanza, partecipi ad un corteo con la convinzione che uno in più possa davvero fare la differenza, rispondi all’ennesima affermazione qualunquista su cui, poco tempo fa, avresti sorvolato. La banalizzazione – anticamera della repressione – è divenuta il nostro pane quotidiano. Scarpetta non concessa ad un atto critico stantio.

Reagire: questo urla in faccia lo spostamento dal proprio stato di comfort, questo vuoi urlare a tua volta al primo ben-capitato che incontri, sperando che faccia poi lo stesso.

Per questo dico, udinesi espiantati, unitevi! Lancio un appello a chi, uscendo dalla cara patria, abbia sentito che Altrove ci sia un modo di fare diverso. Accoglietelo, portatelo con voi: l’impegno si fa ovunque, si fa qui ed adesso, si fa anche di ritorno a Udine. Per questo, anche a distanza, do tutto il mio supporto alla fierezza del mio cuore friulano, Dopoleundici, con questo scritto, forse un po’ retorico, che qualche tempo fa non avrei avuto il coraggio di abbozzare.

Dunque, quest’anno, tra i buoni propositi, mettiamoci un enorme quantitativo di dinamismo mentale, contro ogni forma di resa; gli orizzonti sono immobili solo per chi rimane fermo.

un lettore migrante

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